Smart working, le regole esistenti fin dallo scorso febbraio ed estese finora a causa dell’emergenza Covid, muteranno dal prossimo 15 ottobre.  Il Governo sta provvedendo infatti a fornire nuove norme per il lavoro agile, la cui legge fondamentale risale al maggio 2017.

Governo e Sindacati

Lo smart working nel settore privato dovrà seguire le regole ordinarie, cioè prevedere un accordo firmato dai singoli lavoratori per fissare le norme lavorative al di fuori degli spazi di lavoro classico degli uffici. Si definiranno anche gli strumenti da usare, i tempi di riposo e le misure per assicurare il diritto alla disconnessione. L’accordo potrà essere firmato dal datore di lavoro con i sindacati dell’azienda o con i singoli lavoratori. Gli accordi prevedranno anche i dettagli con i singoli lavoratori circa il numero dei giorni o la quantità di ore da effettuare in lavoro agile. Anche per i lavoratori affetti da patologie croniche o categorie particolari dovranno sottoscrivere tali accordi.  Più regole e più diritti, quale ad esempio il diritto alla disconnessione, sono necessari per mettere al riparo da eventuali danni derivanti dall’improvvisazione di nuove abitudini come è accaduto nel tempo del lock down e che non sempre possono essere sane. Si parla anche di empowerment femminile, con valutazioni su come programmare incentivi alle assunzioni, la creazione di percorsi formativi fondati sull'acquisizione di nuove competenze e altro ancora.

Confronti europei

Secondo il sondaggio Home Office svolto da Sap Concur solo il 34% dei dipendenti italiani sa quanto tempo passerà ancora a lavorare da casa e solo il 15%  è stato informato su come gestire le spese durante il lock down. I lavoratori italiani sembrerebbero i meno informati dopo quelli francesi (12%), mentre i più informati sono i lavoratori danesi (24%) seguiti da Svezia e Regno Unito (19%), Germania (18%), Olanda (16%) e Spagna (15%). Il sondaggio che emerge dall’analisi sulle spese di telelavoro tra 6.812 dipendenti in 8 mercati europei pone i dipendenti italiani tra quelli meno informati (solo il 15%, uno su sei) è stato informato su come gestire le spese durante il lockdown. Il 34% dei dipendenti italiani è stato informato su quanto tempo passerà ancora a lavorare in smart working, risultando però tra i più edotti insieme alla Francia (34%), rispetto a Paesi Bassi e Spagna (30%), Germania (28%), Danimarca (26%), Svezia (24%) e Regno Unito (22%).

Smart working regole chiare e condivise

 

Gli esperti dicono che occorre innanzitutto stabilire una forte intesa tra il management e i lavoratori al punto da condividere e comprendere il contesto del mercato in cui l’impresa opera, le sfide da raccogliere per combattere la concorrenza e, soprattutto, gli obiettivi da raggiungere strettamente connessi alle strategie d’impresa. La diffusione della cultura della collaborazione dovrebbe sostituire o quantomeno sovrapporsi alle rigide gerarchie per lasciare posto alla fiducia reciproca.

Un’altra importante regola da seguire richiederebbe che il management sia perfettamente informato sulle attività e le skill dei propri collaboratori in modo da poter gestire al meglio l’assegnazione degli obiettivi in base alle attitudini e alle abilità di ognuno.

L’uso del tempo, inoltre, riveste un ruolo cruciale. Forse val la pena, in caso di dubbio, fermarsi e analizzare l’andamento del tempo in relazione agli obiettivi. Lo smart working è vincente quando lo è per tutti, per l’impresa e per il lavoratore. Regole più chiare e condivise aiuteranno a raggiungere obiettivi di business migliore con una maggiore soddisfazione del lavoratore. Il lavoro non è solo necessario per la sua retribuzione, ma lo è sempre di più per soddisfare i bisogni realizzativi delle persone. Di tutti, manager e lavoratori.

Il cambiamento necessario

 

Molte persone e molte aziende pensano che sia troppo complicato il cambiamento verso un nuovo modo di lavorare, alcuni azzardano l’ipotesi che lo smart working vada bene solo per le grandi imprese ma non per le piccole e medie, in realtà il cambiamento verso lo smart working si preannuncia necessario, quasi obbligatorio. Philip Kotler, come è noto uno dei più grandi esperti di marketing al mondo, diceva che “le imprese si dividono in due categorie, quelle che cambiano e quelle che scompaiono”. Il cambiamento non è procrastinabile quando la tecnologia impone nuovi protocolli o quando eventi di emergenza, come ora con il coronavirus, insistono fortemente verso una precisa direzione. Le aziende di successo comprendono per prima l’importanza di far lavorare insieme management e lavoratori verso il raggiungimento di un obiettivo comune, la crescita del business e la crescita della professionalità.

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