I numeri in Europa prima del coronavirus

Smart Working pro e contro. In questo periodo è diventato l’argomento più discusso. Il pericolo di contagiarsi con il nuovo coronavirus, il Covid-19, impone drastiche misure nel contenimento della vita sociale e, quindi, anche delle attività lavorative. E, invece, grazie allo smart working, lavoro agile o telelavoro (qui la legge del 2017 )   che si dir si voglia, si sta cercando di assicurare la continuità lavorativa, almeno per quelle imprese, il cui tipo di lavoro permette di ricorrere a una simile metodologia.

I numeri dell’Eurostat confermano che questo metodo di lavoro è sempre più applicato, ma con significative differenze all’interno dei vari Paesi.

Nel nostro Paese, sono più di 8 milioni i lavoratori dipendenti (manager e quadri, professionisti, tecnici e impiegati d’ufficio) che possono usare lo smart working. Eppure, questa modalità di lavoro, fino all’emergenza dovuta al coronavirus, ha stentato a decollare. Certamente, se venisse eseguita oggi una nuova ricerca sui lavoratori agili, le quantità rileverebbero una significativa crescita.

Sempre secondo l’Eurostat, nel 2018, con il 14,0% degli occupati che di solito lavora da casa, i Paesi Bassi sono in cima alla lista degli Stati membri dell'UE, seguiti da vicino da Finlandia (13,3%), Lussemburgo (11,0%) e Austria (10,0%). Al contrario, pochissime persone di solito lavoravano da casa in Bulgaria (0,3%) e Romania (0,4%). L’Italia si posizionava al 3,6%.

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Percentuale su totale lavoratori 2018 Eurostat

fonte: https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/DDN-20200206-1

In Italia lo Smart Working prima dell’emergenza sembrava possibile solo per le grandi imprese

Smart Working pro e contro: in Italia, prima dell’emergenza coronavirus, il lavoro agile sembrava essere una soluzione per pochi. Come mostra la sottostante tabella dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, lo smart working era appannaggio solo delle grandi aziende. Le Piccole e Medie Imprese e la Pubblica Amministrazione erano molto lontane dall’aver raggiunto una percentuale significativa di dipendenti in lavoro agile. Addirittura, più della metà delle PMI italiane non era interessata a dotarsi di strumenti di smart working, mentre quasi il 40% della Pubblica Amministrazione pensava che lavorare da remoto non fosse poi così utile.

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Lo smart working in TIM

Con l’emergenza del Covid-19, la situazione è radicalmente cambiata: TIM ha sperimentato da subito lo smart working massivo, con strumenti super collaudati di collaborazione e condivisione. Oggi 32 mila dipendenti TIM e 8 mila consulenti esterni (fonte Sole 24 ore) sono in lavoro agile da casa. Il provvedimento non ha potuto riguardare la totalità dei dipendenti, perché ci sono delle attività che non possono essere svolte fuori dalle centrali operative, come, ad esempio, la manutenzione della rete e dei data center. Molti sono i colleghi in prima linea che garantiscono le comunicazioni ai clienti TIM Business e Consumer, lavorando con la massima sicurezza imposta dai decreti legislativi e dal buon senso.

È fuori di dubbio che telelavorare in emergenza non sia come fare smart working per libera scelta, ma in questa nuova modalità si potranno verificare, almeno per le professioni “telelavorabili”, i risultati di produttività aziendale e di felicità professionale per lo smart worker. Ogni lavoratore oggi è in grado di gestire in modo responsabile i propri tempi e di raggiungere i propri obiettivi. Grazie alle tecnologie digitali diventa così possibile coniugare l’auto-motivazione con il senso di responsabilità professionale ed economica anche per il lavoro subordinato.

Per esempio, alcuni studi dimostrano che lavorare da soli, quindi estraniandosi dal gruppo, perché fuori dallo stesso luogo di lavoro, favorisca la creatività e un raggiungimento degli obiettivi prefissati con meno stress e migliore efficacia. Altri, invece, ne sottolineano la pericolosità dovuta all’isolamento, alla possibilità di depressione o a quella di favorire sentimenti di esclusione dal gruppo. L’emergenza coronavirus metterà alla prova non solo le tecnologie digitali e le grandi reti di nuova generazione, come il 5G, ma anche le persone, il loro temperamento, la loro resistenza all’assenza di vita sociale.

E in questo frangente, TIM, oltre a tutelare la salute dei propri dipendenti, sta aiutando tutte le aziende che ne hanno bisogno, fornendo in modo gratuito gli strumenti necessari per organizzare al meglio lo smart working.

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