In Italia la normativa che regola lo Smart Working si è perfezionata con gli anni ed è diventata un punto di riferimento fondamentale per regolare una modalità lavorativa altrimenti considerata di serie B o addirittura meno produttiva di quella svolta nel proprio ufficio.

I numeri dimostrano esattamente il contrario: secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2019, l’incremento di questa modalità lavorativa è stato pari al 20% rispetto al 2018, con un 77% di smartworker felici e un relativo aumento della produttività, anche grazie alla riduzione dei costi (risparmio su postazione lavorativa ed energia fino al 30%).

Un nuovo modo di lavorare per tutte quelle attività che possono essere svolte indifferentemente da casa o dall’ufficio, incentivato soprattutto dalle medie e grandi aziende.

Con l’arrivo della pandemia Coronavirus, anche la normativa sullo Smart Working è cambiata, prevedendo un lavoro agile da casa senza limiti di ore.

Vediamo insieme come si sono evoluti Smart Working e normativa e come oggi è regolato il lavoro del dipendente e dell’azienda.

Smart working e normativa: una storia in continua evoluzione

Fino al 2017, la materia era disciplinata unicamente dall’accordo interconfederale del 9 giugno 2004 sul telelavoro, diverso - come vedremo poi - dallo smart working.

Dopo un primo periodo sperimentale, attuato soprattutto dalle grandi aziende, il primo passo verso una normativa sullo smart working è quello della Legge n. 81 del 22 maggio 2017 (detta anche Legge sul Lavoro Agile). La normativa definisce lo smart working in tutti suoi aspetti giuridici: diritti dello smart worker e controllo da parte del datore di lavoro, strumenti tecnologici e modalità con cui viene eseguita l'attività da remoto. Questa la definizione da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, inserita nella legge: “lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.”

La norma disciplina alcuni aspetti legati alla materia come la necessità di un accordo scritto di smart working concordato tra datore di lavoro e lavoratore il quale espliciti l’esecuzione della prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali, la durata dell’accordo, il rispetto dei tempi di riposo e del diritto alla disconnessione e le modalità di recesso. In linea di massima si tratta di 2 giorni al mese, in alcuni casi anche 4, a seconda dell’attività svolta. È necessaria una connessione ad Internet (fissa o mobile) ed un device (PC, tablet, smartphone), oltre ad un luogo a norma (luce e postazione di lavoro adatte).

Lavoro da remoto (o telelavoro) e smart working: diversi anche nella normativa

Si fa spesso confusione tra telelavoro e smartworking.

In sintesi, il lavoro da remoto o telelavoro prevede lo spostamento (in tutto o in parte) della sede di lavoro dai locali aziendali ad altra sede (tradizionalmente l’abitazione del lavoratore), ma il dipendente è vincolato, comunque, a lavorare da una postazione fissa e prestabilita, con gli stessi limiti di orario che aveva in ufficio.

Al contrario, il lavoro agile o smart working prevede che la prestazione lavorativa venga eseguita in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno, ma senza stabilire una postazione fissa. Non ci sono vincoli di spazio e tempo, l’unico vincolo sono i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Si può lavorare da qualsiasi luogo (dentro e fuori l’azienda), non si timbra un cartellino, non si fanno pause in orari predefiniti. L’azienda e il dipendente ridefiniscono in maniera flessibile le modalità di lavoro, quello su cui ci si focalizza è il raggiungimento di obiettivi e risultati.

Con l’introduzione di device sempre più portatili e performanti, la connettività in banda larga e fibra anche da casa, il telelavoro ha fatto spazio allo smart working, che lo ha ormai completamente sostituito.

Smart working e normativa al tempo dell’Emergenza Coronavirus

Con l’arrivo dell’Emergenza Coronavirus, il popolo italiano scopre un nuovo acronimo: il DPCM, ovvero il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. In questo periodo storico, ci stiamo abituando ad un DPCM a giorni alterni e anche l’argomento smart working è stato ovviamente considerato.

Il DPCM del 1° marzo 2020 interviene sulle modalità di accesso allo smart working, confermate anche dal DPCM del 4 marzo 2020: “la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 può essere applicata, per tutta la durata dello stato di emergenza” quindi, ogni giorno lavorativo e per i successivi 6 mesi (fine agosto). Nel DPCM 8 marzo

2020 non si dice nulla riguardo ai tempi massimi di ore lavorative in smart working ma, tenuto conto della situazione eccezionale, si presume un ricorso ampio a questa soluzione, anche per l’intero orario lavorativo.

Il DPCM dell’11 marzo 2020 raccomanda alle imprese il massimo utilizzo del lavoro agile là dove possibile e dà la facoltà al datore di lavoro di applicare il lavoro agile anche in assenza degli accordi individuali, quasi in forma obbligatoria, così da ridurre il più possibile le possibilità di diffusione del virus.

Con il DPCM del 22 marzo 2020, con la chiusura di alcune attività non indispensabili, si ricorda che “le attività produttive sospese possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile.

Diverse le regole a seconda che si tratti di Imprese Private o di Pubblica Amministrazione: se nel primo caso viene data massima elasticità riguardo le ore di lavoro in smart working, nel secondo caso si prevedono “modalità temporanee e semplificate per l’accesso al lavoro agile. Al fine di evitare la presenza nei luoghi di lavoro, gli uffici pubblici devono garantire solo i servizi indifferibili e in ogni caso va privilegiata la prestazione di lavoro agile.”

smart-office

Potrebbe interessarti anche:

24/06/2020
ARTICOLO

Inbound social marketing