Remotizzare le attività possibili

Gli smart workers sembra abbiano contribuito in maniera significativa ad evitare che la produzione e l’economia si fermasse a causa della pandemia.  Una recente ricerca degli Osservatori del Politecnico di Milano ha esaminato il comportamento dei lavoratori durante il lock down.  L’impatto del lavoro da remoto sulla continuità del business è stato molto positivo soprattutto nel caso delle aziende private, evidentemente più attrezzate dal punto di vista di possesso e utilizzo di piattaforme tecnologiche. Il campione analizzato, 3788 lavoratori di organizzazioni private e 4526 lavoratori di organizzazioni pubbliche, ha registrato i seguenti risultati:

  • Tutte le attività sono state svolte da remoto: lavoratori di organizzazioni pubbliche 58%, lavoratori di organizzazioni private 80%
  • Non è stato possibile svolgere la maggior parte delle attività da remoto: lavoratori di organizzazione pubbliche 38%,  lavoratori di organizzazioni private 19%
  • Non è stato possibile svolgere la maggior parte delle attività da remoto: lavoratori di organizzazione pubbliche  4% , lavoratori di organizzazioni private 1%.

L’80% di lavoratori nel privato e il 58% del pubblico ha svolto, e forse continua a svolgere, attività di lavoro da remoto. Una percentuale significativa, il 38% del settore pubblico e il 19% del settore privato, non ha avuto la possibilità di telelavorare. Tra le principali cause circa l’impossibilità di svolgere alcune o la maggior parte dell' attività lavorativa da remoto c’è l’inadeguatezza tecnologica, la limitata digitalizzazione dei processi, la scarsa dematerializzazione. Durante l’emergenza molte organizzazioni, soprattutto pubbliche, forse meno attrezzate dal punto di vista tecnologico, hanno permesso ai propri lavoratori di utilizzare i device privati.

L’impegno degli smart workers

I lavoratori hanno imparato in fretta a diventare smart. Ovviamente la forzatura è stata determinata dalla pandemia. Secondo alcune ricerche fatte tra i lavoratori europei è emerso che le persone che ora hanno scoperto lo smart working non ci rinunceranno facilmente. Molti sono infatti gli aspetti positivi che sono emersi dall’emergenza. Ad esempio, il lavorare in autonomia, il lavorare in team da remoto senza perdere tempo per gli spostamenti sono risultati essere tra le motivazioni principali del nuovo smart worker.

Un paradigma che impone un lavoro organizzato con maggiore intelligenza e meno stress. Lavoratori flessibili che prestano la loro attività in una modalità di lavoro nuova ma con progetti strutturati. E pare che anche i responsabili dei team di lavoro abbiano scoperto il bello e la comodità, ma soprattutto la produttività, del lavoro da remoto.

Lo sforzo delle imprese e della Pubblica Amministrazione

Più di 8 milioni di smart workers si sono trovati in Italia ad affrontare il lavoro da remoto con un cambio davvero repentino per chi prima di quel momento non avesse mai provato a telelavorare. Le imprese e le organizzazioni pubbliche, chi più chi meno, hanno raccolto la sfida. Non poteva essere altrimenti e così facendo molte imprese si sono potute salvare dalla crisi e dalla chiusura, insieme a tante organizzazioni pubbliche. Si pensi alla Scuola, cosa ne sarebbe stata se non ci fosse stata la didattica a distanza?

Complessivamente l’esperienza di lavoro da remoto è stata considerata in modo positivo sia dalle imprese pubbliche che private, in quanto ha permesso una certa continuità sia del business che della gestione delle pratiche amministrative pubbliche. Non si può dunque pensare che dopo l’emergenza Covid-19 le persone e le organizzazioni possano continuare a lavorare come prima. La cultura si è intrisa di tecnologia digitale, ha avuto un cambio di rotta e non può tornare indietro di certo.

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