Presenza web e social 2020: come si comportano le Imprese italiane?

Nonostante l’80% delle PMI affermi di avere un sito web, sono pochi quelli che hanno siti ottimizzati, aggiornati e mobile-responsive e solo il 10% usa il sito per vendere online (la media europea è del 17%).

Per quanto riguarda i Social, secondo una ricerca fatta di recente da KBrand , il 75% delle PMI intervistate dichiara di utilizzare i canali social per parlare della propria azienda e di questi il 95% lo fa utilizzando Facebook. Per quanto riguarda la frequenza di utilizzo e animazione delle varie pagine aziendali, ancora una volta è Facebook ad essere il social più “animato” dalle aziende, seguito da Instagram (in forte crescita con il recente inserimento di spazi sponsorizzati), LinkedIn e Youtube.

C’è da fare poi un discorso a parte quando parliamo di LinkedIn, social fondamentale per le imprese B2B e il social più “serio” in assoluto. Non solo è il primo circuito per la selezione del personale, ma è anche uno strumento che dovrebbe rientrare nella strategia di marketing per rafforzare il marchio dell’azienda e dei singoli manager, oltre ad essere un potente canale di marketing e generazione dei prospect per prodotti e servizi e una fonte di informazione.

L’aggiornamento, sia del sito con il proprio profilo aziendale che del proprio profilo social, è un argomento particolarmente sensibile e critico al tempo stesso: avere un sito e non aggiornarlo è grave; essere sui social e non riportare informazioni fresche è gravissimo. Le due piattaforme hanno tempi molto diversi: se il sito ha bisogno di contenuti importanti e solidi e un refresh costante e continuo ne migliora la rintracciabilità, i social devono essere aggiornati spessissimo, perché “oggi è già ieri”. E un’azienda non si può permettere di rimanere indietro, con informazioni datate o non collegate alla realtà circostante e agli eventi cronologici. Ma, sempre secondo i dati di KBrand, solo il 12,5% delle PMI intervistate aggiorna i propri social ogni giorno, la metà degli intervistati lo fa solo da 1 a 4 volte al mese.

Essere online non significa solo e-commerce: quanto ripaga avere un sito o una pagina sui canali social.

Per un’Impresa la presenza web e social, qualsiasi sia la sua attività e la sua dimensione, richiede un minimo di accortezza, buon senso e attenzione ai contenuti che vengono veicolati. Che si tratti di un sito o di una pagina social, se si comunicano contenuti inadeguati o se si usa un tono sbagliato si rischiano danni invece che benefici, come dimostrano tanti scivoloni entrati nella storia del marketing.

Il sito è il biglietto da visita dell’azienda e, anche se priva di e-commerce, è comunque il luogo dove poter mostrare servizi o prodotti a potenziali clienti, così che il cliente possa risparmiarsi una visita a vuoto al negozio e vedere le nuove collezioni, sia che si tratti di arredamento, sia che si tratti di abbigliamento, le novità di un negozio di parrucchiere o nuovi prodotti per il giardinaggio.

Permette inoltre di raggiungere un mercato nazionale e internazionale, più di una piattaforma social.

Utilizzare i social risulta essere molto vantaggioso per migliorare la propria visibilità e soprattutto la reputazione. Gli under 25 passano oltre mezzora al giorno su Instagram. I millennial e la generazione Z scrivono sempre meno, condividono però foto e storie e utilizzano gli elementi grafici messi a disposizione dalle piattaforme. Instagram può generare revenue importanti: 7 utenti su 10 acquistano un prodotto dopo averlo visto su Instagram.

Essere presenti è fondamentale.

Integrare il Sito con i Social, una scelta necessaria

C’è una crescente tendenza da parte dei piccoli imprenditori a rinunciare al sito web investendo maggiormente sulle pagine social. L'enorme successo dei social network ha stimolato i Direttori Marketing a dirottarvi una parte del budget, erodendo la quota dedicata al sito web. Forse non c'è da stupirsi se alcune aziende abbiano quindi eliminato il sito dal proprio mix digitale. Ma si tratta di una scelta sbagliata.

Il profilo o pagina social è in grado di stimolare maggiormente l'interazione con le persone con uno stile di comunicazione che è realmente a doppio senso. Invece, si registra spesso un uso poco evoluto dei social, adottati prevalentemente per scopi promozionali: per poco più di una PMI su tre la finalità resta quella di sviluppare l’immagine dell’impresa o i suoi prodotti (37%).

Non basta essere sui social, occorre ESSERE social. E tutto ciò significa mettersi in ascolto, coinvolgere la propria community, raccontarsi scegliendo di farsi raccontare dagli stessi utenti, evitando la pura autoreferenzialità e sperimentando dinamiche di narrazione con un taglio autentico.

I social da soli non bastano, occorre una strategia di presenza web e social multipiattaforma, in sinergia con il sito e se possibile anche con l’e-commerce . Un esempio calzante è quello di Google My Business: chi cerca un bar o un ristorante in zona, può usare le mappe di Google e sceglierne uno. Come avverrà la scelta? Non solo leggendo le recensioni, non solo scorrendo le foto che devono essere di qualità e le informazioni aggiornate. La scelta finale passa anche dal sito se presente nella scheda, un bottone che permetterà all’impresa di distinguersi da chi invece non lo ha inserito e che darà l’idea di un’attività seria e aggiornata, che usa il sito per approfondire la propria comunicazione ai clienti, con altre foto, con la storia dell’azienda e con un menu se si tratta di un ristorante o di un bar.

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