La normativa in materia di sicurezza sul lavoro espresse nell’articolo 22 della Legge n. 81 del 22 maggio 2017, “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”

La normativa per la sicurezza dello smart working sottolinea come il datore di lavoro debba garantire la salute e la sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile, e come il lavoratore, d’altro canto, sia tenuto a cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro.

Il tutto al fine di fronteggiare gli eventuali rischi connessi all'esecuzione della prestazione al di fuori dei locali aziendali.

Cosa si richiede allo smart worker

I comportamenti di prevenzione richiesti allo smart worker includono la cooperazione con le norme di legge che l’azienda deve far rispettare per fronteggiare i rischi connessi allo svolgimento del lavoro in ambienti indoor e outdoor diversi da quelli di lavoro abituali.  Lo smart worker è tenuto dunque ad adottare comportamenti che escludono rischi per la propria salute e sicurezza o per quella di terzi. E’ tenuto ad individuare, secondo le esigenze connesse alla prestazione stessa o dalle proprie necessità  di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative, adottando principi di ragionevolezza.

Lo smart working, si è scoperto di recente in maniera eclatante in occasione del lock down, garantisce alle imprese e alla Pubblica Amministrazione di continuare a produrre beni e servizi nel pieno rispetto del diritto al lavoro e assicurando risparmi di tempo, di manutenzione degli uffici e di risparmio energetico, fino ad ora dichiarati in teoria ma mai esperiti nella pratica. Quindi tutto quanto sia diretto a garantire la sicurezza per il lavoro smart in questo periodo raccoglie la massima attenzione non solo della pubblica opinione.

La Pubblica Amministrazione sullo smart working

La Pubblica Amministrazione, ad esempio, si è data una serie di regole per la gestione del lavoro agile in totale sicurezza. Attraverso AgID ricorda ai propri lavoratori le seguenti raccomandazioni:

- seguire prioritariamente le policy e le raccomandazioni dettate dalla propria amministrazione;

- utilizzare i sistemi operativi per i quali al momento è garantito il supporto;

- effettuare costantemente gli aggiornamenti di sicurezza del proprio sistema operativo;

- assicurarsi che i software di protezione del proprio sistema operativo (Firewall, Antivirus, ecc) siano abilitati e costantemente aggiornati;

- assicurarsi che gli accessi al sistema operativo siano protetti da una password sicura e comunque conforme alle password policy emanate dalla propria amministrazione;

- non installare software proveniente da fonti/repository non ufficiali;

- bloccare l’accesso al sistema e/o configurare la modalità di blocco automatico quando ci si allontana dalla postazione di lavoro;

- non cliccare mai su link o allegati contenuti in email sospette;

- utilizzare l’accesso a connessioni Wi-Fi adeguatamente protette;

- collegarsi a dispositivi mobili (pen-drive, hdd-esterno, etc.) di cui si conosce la provenienza (nuovi, già utilizzati, forniti dalla propria amministrazione);

- effettuare sempre il log-out dai servizi/portali utilizzati dopo aver concluso la sessione lavorativa.

Punti fondamentali della legislazione sul lavoro agile

Come è noto, la legge del 2017 si basa su due punti cardine, la flessibilità organizzativa e la volontarietà delle parti che sottoscrivono un accordo individuale.

L’utilizzo di mezzi adatti a svolgere parte del lavoro anche in altri luoghi diversi dalla sede ordinaria è un altro requisito fondamentale e comune anche alla pratica del telelavoro, che è possibile solamente con strumenti che permettono di lavorare da remoto quali pc, tablet, smartphone ecc. In questi mesi di lock down si è dovuto fare telelavoro più che smart working.  Tuttavia, si è potuto sperimentare in grandi numeri l’efficienza e l’efficacia di un modo innovativo di produrre allo stesso modo, ma con meno stress e più attenzione al risparmio energetico e all’ambiente.

Si può riscontrare una maggiore rigidità che si traduce non solo sul piano spaziale, ma anche su quello temporale: nel caso del telelavoro gli orari sono più rigidi e, di norma, ricalcano quelli stabiliti per il personale che svolge le stesse mansioni all’interno dell’azienda (e anche in questo caso è necessario un accordo scritto delle parti, lavoratore e datore di lavoro).

Tuttavia, l’intenzione del legislatore, ma anche del datore di lavoro è sempre quello di mettere in sicurezza il lavoratore e creare le condizioni migliori per poter lavorare con efficienza ed efficacia.

Altri dettagli sono contenuti negli articoli 18-24 della medesima legge sopra citata.

Tra questi possiamo sottolineare:

-la responsabilità del datore di lavoro sulla sicurezza del lavoratore;

-le regole per gli accordi tra le parti;

-la parità di trattamento economico e normativo tra chi lavora in modalità agile e chi svolge le sue mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda;

-il potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore;

-l’obbligo per il datore di lavoro di presentazione dell’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro;

-le regole sulla copertura assicurativa del lavoratore.

Per concludere, la legislazione in materia di sicurezza per lo smart working è alla continua attenzione del Governo che sta dando in questi tempi il suo buon esempio, attraverso l’utilizzo dello strumento Lavoro Agile per prima per i dipendenti pubblici. Mai come ora si riscontra una comune cultura tra lavoro pubblico e privato.

  collaborazione-comunicazione-integrata