Lo Smart Working fa la parte del leone tra le politiche rivolte al welfare, soprattutto tra le giovani generazioni. Infatti, da diversi studi e ricerche risulta ormai evidente questa corrispondenza: più welfare, più coinvolgimento, più efficacia. Questo è il comune sentimento, soprattutto tra i millenials.

Secondo il Welfare Index PMI che in tre anni ha osservato diecimila realtà fra i 10 e i 1.000 dipendenti,  le politiche di welfare impattano infatti direttamente sulla produttività, sulla reputazione dell’azienda, sulla soddisfazione dei lavoratori e sul loro attaccamento all’organizzazione. Se poi le iniziative proposte dalle aziende ai propri lavoratori superano le sei unità, allora i benefici aumentano vertiginosamente: la produttività passa dal 30,8% al 63,5%; il clima aziendale migliora dal 40,9% al 73%; la reputazione aziendale dal 39,8% al 71,4% e l’affezione dei collaboratori dal 37,5 al 69,2%.

È riscontrato infatti che un buon pacchetto di benefit fa preferire un’azienda rispetto a un’altra, ed è un ottimo strumento per trattenere persone di valore. A questo proposito, una ricerca appena rilasciata da Jointly, startup per la condivisione dei servizi di welfare, in partnership con l’università Cattolica di Milano su un campione di 3.200 dipendenti, sottolinea quanto le nuove generazioni rispetto alle precedenti siano estremamente attente alla salvaguardia del loro tempo extra professionale. Per i cosiddetti millenials un buon pacchetto di welfare deve contemplare temi di flessibilità, prevedere lo Smart Working e incontrare le loro esigenze di formazione, benessere e svago.

Lo Smart Working dà infatti la possibilità di lavorare meglio, da casa o in mobilità, senza dover rinunciare alle altre opportunità extralavorative.