Trasparenza, controllo e affidabilità: queste le tre parole chiave sulle quali Facebook basa la sua promessa, prima agli utenti europei, e a seguire a quelli worldwide, di migliorare il proprio comportamento sull’utilizzo dei dati. L’entrata in vigore del regolamento europeo sulla GDPR (General Data Protection Regulation), avvenuta lo scorso 25 maggio, vede ora in mora, e a rischio di severe sanzioni, tutte quelle imprese in ritardo con l’adesione.

Il GDPR, unito allo scandalo Cambridge Analytica, ha probabilmente velocizzato un percorso che i colossi di internet non avrebbero più potuto ignorare.

Per l’occasione, Facebook ha creato una pagina in cui rende noto il percorso che ne certifica la messa in regola, al fine di evitare non solo altri scandali, ma anche le onerose sanzioni imposte dall’Unione Europea.

Le sanzioni amministrative possono essere pesanti, si va da costose sanzioni amministrative a esorbitanti multe, che traguardano i 20 milioni di euro.

Allora, vale veramente la pena ritardare ancora?