Home working, il lavoro da remoto anche per il lavoro subordinato. L’esperienza del coronavirus sta dimostrando in maniera quasi scientifica come in fondo il lavorare da casa non solo risulta possibile ma è anche auspicabile. Le persone sembrano essere meno stressate, le aziende sembrano aumentare la produttività, l’ambiente sorride ai tassi di inquinamento atmosferico e acustico che diminuiscono a vista d’occhio.

L’home working è diventato in breve tempo la soluzione efficace per la continuità di molti business e per la felicità di molte persone stressate per i difficili spostamenti. Finora molti lavoratori avevano sognato di poter lavorare da casa o da qualsiasi altro luogo fuori dalle mura dell’ufficio, ma non sembrava possibile. La tecnologia abilitante c’era, ma non era valorizzata come invece l’emergenza sanitaria ha reso evidente in pochi giorni.

 

Vantaggi e rischi

Molti studi e ricerche si sono accavallati in questi ultimi mesi mettendo in evidenza i favorevoli e i contrari all’home working I principali vantaggi sembrano essere:

- maggiore flessibilità ed organizzazione del proprio tempo: conciliare meglio lavoro e impegni personali nel rispetto degli obiettivi e risultati da raggiungere;

- risparmio dei costi relativi al raggiungimento della postazione di lavoro, sia per il lavoratore che per il suo datore di lavoro;

- miglioramento della qualità della vita del lavoratore e del profitto aziendale, un lavoratore più rilassato diventa una risorsa più produttiva;

- la ricerca di personale qualificato diventa più semplice potendo azzerare le distanze;

- meno stress dovuto al traffico e miglioramento complessivo dell’ecosistema.

Ci sono ovviamente dei rischi da tenere sotto controllo:

- attenzione alla demarcazione del confine tra lavoro e vita privata e familiare, l’orario di lavoro non definito potrebbe allungare o diminuire il tempo di lavoro in maniera impropria;

- rischio di isolamento, senza colleghi intorno e in abbigliamento comodo tutto il giorno si rischia di perdere la propria capacità di socializzazione;

- le aziende non hanno ancora imparato a fare a meno del controllo sulla qualità e quantità di lavoro del collaboratore;

- molte case non sono concepite per avere spazi idonei per il lavoro, concentrazione giusta, connessione internet adeguata e device tecnologici adeguati;

- molti lavori non sono adeguati all’home working e bisogna riconoscere con onestà quali.

 

Home working in quantità e qualità

Lavoratori e datori di lavoro di tutto il mondo hanno dovuto diventare agili in risposta alla pandemia. Da metà marzo, la società di ricerca Gallup ha monitorato il modo in cui i lavoratori statunitensi hanno affrontato le interruzioni delle loro vite e dei loro posti di lavoro. La percentuale di home working è passata   dal 39% al 57% nel sondaggio fatto tra il 30 marzo e il 2 aprile scorso. Il sessantadue per cento degli americani occupati attualmente afferma di aver lavorato da casa durante la crisi, un numero che è cresciuto visibilmente in brevissimo tempo. Se vogliamo osservare cosa accade negli Stati Uniti, paese all’avanguardia nella organizzazione del lavoro, la ricerca ci dice anche che   tre su cinque dei lavoratori,  che hanno svolto il proprio lavoro da casa durante la pandemia di coronavirus, preferirebbero continuare a lavorare da remoto il più possibile, anche una volta revocate le restrizioni alla salute pubblica. Al contrario, il 41% preferirebbe tornare al proprio posto di lavoro o in ufficio per lavorare, come prima della crisi.

Comunque vadano le cose anche nel nostro paese la pandemia ha dato prova concreta di un nuovo modo di produrre e fare affari. E’ molto probabile che questo cambiamento improvviso e in emergenza diventi una ottima base per una nuova cultura del lavoro.

collaborazione-comunicazione-integrata