Il cloud computing compie 40 anni diventando un elemento strategico di ogni azienda che voglia rimanere all’avanguardia.  La crescita, come scrive inno3 ,  non è sempre stata lineare, ci sono stati momenti di maturazione e momenti di accelerazione, ma oggi il cloud è un modello IT indispensabile per la trasformazione digitale di qualsiasi organizzazione.

 

Com’è cambiato il paradigma del cloud computing

Via via nel tempo, anche per la crescente abilitazione nelle capacità applicative, le aziende si sono sempre più rese conto dell’importanza e della necessità di ottimizzare le proprie risorse IT e di conseguenza il cloud computing è stato segnalato come la principale soluzione a questo bisogno.

È solo intorno agli anni 2000 che il cloud computing inizia a essere riconosciuto come una possibile alternativa al data center di proprietà, soprattutto per mole e criticità di lavoro e applicazioni.

Realizzare un proprio data center non è sempre possibile per problemi legati alla sua complessità, ai costi e alla difficoltà nella scalabilità. Più facile invece è rivolgersi a un fornitore capace di offrire spazio, potenza, connettività a seconda di ciò che serve senza bloccare inutilmente capitali e risorse.

 

Requisiti e Modelli

Secondo il NIST  (National Institute of Standards and Technology) degli Stati Uniti sono cinque i punti cardine che devono oggi soddisfare le offerte cloud :

  1. la possibilità di richiedere in modo autonomo le risorse
  2. l’accesso tramite Internet (quindi con protocolli riconosciuti e standard)
  3. la possibilità di assegnazione delle risorse in modo dinamico
  4. l’automatizzazione dell’assegnazione delle capacità richieste
  5. la possibilità di “misurare” l’ambiente IT.

Perché si possa parlare di “cloud”, occorre che il deployment avvenga sull’infrastruttura cloud che può avere le seguenti caratteristiche. Può essere:

  • Private cloud (enterprise owned or leased);
  • Community cloud (quando si condividono infrastrutture in una specifica community);
  • Public cloud (quando si tratta di una infrastruttura pubblica, generalmente in larga scala);
  • Hybrid cloud (composta da due o più tipi di cloud interni o esterni);
  • Multicloud (prevede la possibilità mista di cloud privati e pubblici anche di fornitori diversi).

Ha tre modelli di delivery:

–             Cloud Software as a Service (SaaS) che prevede l’utilizzo di applicazioni del provider su una rete;

–             Cloud Platform as a Service (PaaS) che prevede il deployment delle applicazioni create dal cliente su cloud;

–             Cloud Infrastructure as a Service (IaaS) che prevede l’affitto di processi, storage, capacità di rete e altri componenti fondamentali delle risorse utilizzate nel computing.

 

La scelta delle imprese

Sono queste le caratteristiche alla base della scelta delle aziende: i livelli di erogazione come abbiamo visto (Saas, Paas, Iaas) e i modelli di deployment (cloud pubblico, ibrido, etc.).  L’erogazione As A Service può avvenire infatti a livello di infrastruttura (IaaS), dove il fornitore offre risorse di calcolo, archiviazione, tecnologia di rete ma anche a livello di Piattaforma (PaaS). Il cloud PaaS prevede la fornitura non solo di hardware ma di un ambiente completo.

Il servizio di cloud computing di tipo SaaS invece prevede anche il software, l’applicazione ultima, che è offerta agli utenti direttamente in cloud. Si pensi all’utilizzo della posta elettronica o applicazioni semplici che richiedono solo l’inserimento delle credenziali personali di utilizzo. Oggi ci sono anche soluzioni As a Service o XaaS per indicare un’offerta completa del servizio, che include anche servizi di security o di migrazione.

I modelli di adozione tuttavia sono molteplici per assicurare alle aziende tutte le flessibilità possibili, partendo dal cloud privato, passando a quello ibrido, per arrivare al cloud pubblico dove si sfrutta una rete di server condivisa a seconda delle necessità. 

 

I Vantaggi per le imprese

Secondo i dati della  IDC (www.idc.com) di aprile 2019, il 37% delle aziende ha adottato una strategia “cloud first”, il 75% “cloud also” e la spesa mondiale in public cloud è in crescita del 23,8% (per 210 miliardi di dollari di valore già nel 2019). Tre aziende su quattro si servono del cloud pubblico per le proprie necessità digitali. Inoltre si può aggiungere che oggi, anche grazie all’esperienza maturata, all’automazione garantita da tecnologie evolute di intelligenza artificiale e machine learning, la migrazione al cloud non sembra più essere un processo incontrollabile, ma diventa un processo governato da tecnologie all’avanguardia per una gestione moderna dell’impresa. Tanto che parlare di “cloud” oggi è diventato normale: le imprese discutono di come ottenere il più alto livello di utilizzo del cloud e poter beneficiare del ritorno sugli investimenti fatti.

Infatti sempre IDC in una ricerca precedente ci dice che su circa 2000 aziende intervistate in tutto il mondo, al primo posto tra i risultati ottenuti dalle imprese in avanzato stato di utilizzo del cloud non c’è la riduzione dei costi, bensì, per il 70% circa degli intervistati, c’è la maggiore sicurezza IT; al secondo posto, per il 65%, la maggiore agilità di business; al terzo, per poco più del 60%, una semplificazione e standardizzazione delle infrastrutture IT e piattaforme applicative. 

Come dire che il cloud computing si affianca ormai in maniera irrinunciabile alla strategia di ogni impresa di successo.

L’affermazione di cloud ibrido e multicloud come modello di erogazione per gli asset tecnologici aziendali è una conseguenza della presa di coscienza che le soluzioni “one-size-fits-all” non sono più sufficienti per rispondere alle specifiche e variegate esigenze di business delle imprese.

Il prossimo traguardo da raggiungere per aumentare ulteriormente l’agilità dei sistemi informativi è l’utilizzo di modelli di orchestrazione tra hybrid e multicloud.

Un approccio che significa superare la connessione statica di servizi infrastrutturali e applicativi con una logica di maggior dinamismo e flessibilità.

Questo passaggio determinerà anche un ripensamento dell’organizzazione aziendale, con un impatto pervasivo per il business e gli stakeholder coinvolti e, probabilmente, anche con l’inserimento di nuove competenze, professionalità e modelli di governo delle competenze cloud in azienda.

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